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domenica, novembre 29, 2009 Tres dias en Madrid
[What I do I say
But I can't get far away Oh, I go back to A memory again My Bloody Valentine] Questa scena surreale dell'aereo che plana praticamente in mezzo al deserto e ti lascia lì in mezzo al nulla a chiederti: Sì, ok, ma donde eres la ciudad? Io che prendo due linee di metro e sbuco in Plaza de España, chiedo indicazioni ad un paio di poliziotti approcciandoli con un Buenos Dias, loro mi rispondono Gracias e io rimango lì col sospetto che mi stiano prendendo per il culos. Calle Leganitos illuminata di mattina e di panni stesi al sole. Parlo inglese e non sempre mi capiscono, poi da una porta sbuca Collega British e praticamente la prima cosa che mi dice è Where-the-hell-have-you-been-you're-late. La Gran Via alle sette di sera che sembra Bangkok, Puerta del Sol piena di luci colorate e di gente. I churros pucciati nella cioccolata calda, un localino di bruschette al salmone. I portci di Plaza Major deserti di notte, capisco che gran parte di Madrid io la vedrò col favore delle tenebre. Il café y leche bevuto da un bar sbirciando gli spagnoli dalla vetrina. il professor Tapio Varis che somiglia a Henry Jenkins quel tanto che basta per innervosirmi ripensandoci, e un tipo che mi chiede quanti anni ho. Una camminata fino all'ostello in compagna di un tedesco con il senso dell'umorismo, convinto che io sia fiamminga. L'incipit del Don Chisciotte incastonato nel porfido di una viuzza stretta. Una cena di sette persone e quattro lingue diverse. Chiacchiere notturne fino alle tre di mattina. Madrid di giorno. Pane appena sfornato e alberelli d'arancio con ancora le foglie verdi e lucide. Il Prado visto da fuori, Banco de España, Parque del Retiro e Fuencarral. Di nuovo la metropolitana, di nuovo aereoporto, la cassiera del duty free decide che io sono francese, all'imbarco incontro il tipo che era seduto di fianco a me all'andata. Il tempo di vedere Madrid scomparire sotto le nuvole e io sto già dormendo. Mi risveglio sopra le Alpi, la nebbia lambisce le pendici e sembra il quadro di Friedrich. Voliamo sopra Torino talmente bassi che vedo il Po e lo stadio e il palazzo reale. La signora seduta di fianco a me dice che pensava io fossi galiziana. E poi le Ferrovie Nord e poi casa mia che ne manca un pezzo e io di nuovo qui, a chiedermi cosa diavolo stia facendo dei miei venticinque anni e otto mesi. Un post di Valentina Esse | 18:51 | commenti domenica, novembre 22, 2009 La Martesana può attendere
[Never cared, and the world
turned hearts to love We will see, oh now, in a day or two My Bloody Valentine] Scompaio per una settimana. Tra domani e dopo sarò impegnata con una cosa che sto aspettando di fare da parecchio tempo. Poi, se tutto va bene, mercoledì sarò a Madrid per assistere ad una conferenza e per fare una simpatica reunion con Capo et Colleghe di Bruxelles. Siccome prevedo di atterrare sul suolo madrileño in pieno stato confusionale, non escludo che potrei anche irrompere al Senado d'España così. Hasta pronto, eh? Un post di Valentina Esse | 18:50 | commenti venerdì, novembre 20, 2009 La mia Zacinto [Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque, Zacinto mia, che te specchi nell'onde del greco mar da cui vergine nacque Ugo Foscolo] Casa per me è sempre stata quella cosa che rimane sempre uguale mentre tutto il resto attorno a te cambia. Oggi questa mia convinzione è stata ferita nel suo punto più vulnerabile e non mi vergogno a dire che mi sento come se mi avessero tagliato un braccio. Da domani mi affaccerò alla finestra e non vedrò più le cose come sono sempre state: non è una cosa che riesco a mandare giù tanto facilmente. Specialmente perché, fino a stamattina, quelle cose erano decisamente vive. E sopratutto, mi appartenevano di diritto. C'è una scatoletta sepolta da qualche parte da circa vent'anni, contiene i miei tesori di bimba. Tra non molto quella scatoletta verrà asfaltata insieme a tutto il resto, e sotto lo schiacciasassi ci finirà anche l'ultimo pezzettino della mia infanzia, passata a vedere quei colori della primavera. Godetevi il vostro nuovo parcheggio, spero che i vostri SUV del cavolo ci stiano comodi. Un post di Valentina Esse | 22:12 | commenti (2) |